Amici, finalmente è iniziato il Festival di Sanremo! lo abbiamo atteso con ansia per mesi e mesi, no? Eh perchè la canzone italiana è come il calcio: qui è più bello, più fico, nevvero? Eh già. Voi abbonati RAI non state rosicando? Io rosicherei di brutto a vedere che i miei 100 euri di canone annuale vanno a ingrassare il culo di Del Noce.
Bon, chiusa la parente sanremo, mi son già rotta le palle. Oggi vado a Milano. Gesù, ormai son più là che qua. Ieri sera ho approfittato della bella serata per andare con alcune amiche da Eataly, questa nuovo mega store di Slowfood, leggi: il supermercato dei ricconi. C'è di tutto e di più. Dalla composta di mele della zia Mariuccia di Verrua Savoia al formaggio di pecora di Saluzzo. Tutto. I krumiri, quelli nella scatola rossa, le gallette di farro, la pasta stesa a mano da nonna filomena, Tutto. Io di fronte a questo oba oba di alimentari non ho capito più niente, sfoderando il mio bancomat e acquistando miliardi di stronzate inutili. Ecco. Poi già che eravamo lì tra tonnelate di leccornie ci siamo fatte attrarre dalla scritta a caratteri cubitali: "Provate il ricco aperitivo di eataly" Gesù, era tutto così all'insegna del "ricco" , che abbiamo abboccato. Gravissimo errore. 3 tipi di formaggi e 2 di salumi tagliati col laser. Bocciato. E' stato comunque piacevole sfottere la coppietta di fichetti (lei di 20 anni più giovane di lui) mentre facevano la spesa. Un carrello pieno da spesa all'auchan: frutta, verdura, acqua, formaggi, pasta, scatole di pelati. Cassa, conto, pagamento e successiva analisi dello scontrino, "Giancarlo, che prezzi questo Eataly", "Eh, sì Giulia, pezzi di merda, con la scusa della salvaguardia dei sapori ci hanno inculato 170 euri. Da domani al LIDL"
La trasferta, si sa, fa riflettere. e io di norma rifletto molto, quindi immaginatemi qui a milano, in albergo, mentre fuori piove. Ecco. Apro una parentesi, con la mia solita mania di divagare e non arrivare al punto. Apro una parentesi bausciana: uè figa, sono in un albergo a 4 stelle e, a parte la brandina triste singola, questa stanza è un loculo! Poi, apro il minibar: il deserto dei tartari! solo succhi di frutta all'albicocca e pepsi! Ma come si permettono! manco un brut, non pretendo il vodkino, ma almeno un vov! Niente, albergo per astemi. Poi, leggo il cartello "qui rete wirless" . Mi hanno dovuto cambiare 4 camere per poi capire che è fuori uso. "Signorina, allora le do il cavetto per la linea telefonica" che geni. 'Sti milanesi.
Però a me 'sta faccenda del minibar non mi va giù.
Dicevo, la trasferta invita a riflettere. Pensavo ieri sera che gli uomini di oggi, cioè, il mio target di uomini cioè dai 30 ai 40, siano piuttosto complicati. Insomma, io davanti a questi uomini mi sento inadeguata, giudicata, analizzata, già dalle prime battute. Di fronte a questi single ultra 30enni mi trovo spiazzata, impaurita. Intuisco di non piacere affatto ma è come se la gente che conosco si fermi a elementi assolutamente insufficienti a capire come sono fatta, che persona sono. Ho l'impressione di non piacere a priori solo perchè magari mi metto le scarpe a punta (non sempre, eh?), o perchè magari non faccio un lavoro eticamente o politicamente impegnato, o perchè magari non mi sono mai cacata i bambini del nicaragua che muoiono di vaiolo nella guerra fra trafficanti di droga. Cose così, insomma. Da un lato so perfettamente di dare un'idea di me come di una persona frivola, tendente all'autodistruzione e al pessimismo di principio. Posso sembrare dura, incazzata con tutti, troppo critica con me stessa. Ma c'è dell'altro. C'è un mondo di altre cose che sono. E' vero, non ho mai lavorato per una ONG e chissà, probabilmente non ci lavorerò mai, io , in una ONG. E sì, sono frivola, mi piace parlare di niente e raccontar cagate che fanno ridere e sì, lo ammetto, le scarpe a punta le indosso volentieri soprattutto sotto i gins. Mi piace fare un cazzo, gigionare tra le lenzuola e guardare il vuoto con una faccia da demente. Raramente finisco un discorso in modo coerente e altrettanto raramente riesco a motivare le mie scelte politiche e ideologiche. Non sono una persona seria e impegnata. Non ho obbiis interessanti, non suono, sono stonata e ballo fuori tempo. Tutto questo sono io, e temo di non poter più cambiare molto. Ci ho messo un po' a farmene una ragione, ma alla fine ho imparato a litigare sempre più moderatamente con me stesa e con tutte le mie fissazioni e difetti. Sono così e basta.
"Una volta volevo cambiare il mondo. Adesso mi basta lasciare questa stanza con un po’ di dignità»
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